Ci dev’esse una regola matematica che stabilisce che il numero d’abitanti d’un paese e la ‘apacità di questi di non fassi i cazzi sua, son du’ valori inversamente proporzionali tra loro. Se poi uno ingrandisce ‘r tutto come su google map fino a vedè i quartieri e le vie, scopre microcosmi di genti che, pur di di’ quarcosa su quarcun artro, s’attaccano propio a tutto.
Un son qui per vendi’ammi, tranquilli, a queste persone che s’attaccavano a tutto ora di’o attaccatevi alla fava… e siamo pari ‘osì.
C'ho l’ occhiaie da quando son nato.
Interessa? Infatti... non ve ne frega una sega nulla. O vallo a dì a quella masnada di personaggi che stava nella mi’ via.. A loro interessava eccome!
“Binbo, ma te dormi la notte? Bada ‘he pesche”.
Ero piccino e capivo poo ma qualche domanda principiavo a fammela, principiavo a scoprì che tutto vello ‘he mi succedeva ‘ntorno era regolato dalle leggi della natura. Così contavo l’ore di sonno e le relazionavo all’intensità dell’occhiaie cercando di trovacci una costante K.
“Binbo fa male fassi le seghine, bada ‘he pesche”.
Le seghine? L’ho imparato quella vorta lì cos’erano le seghine, un sò se mi spiego… anche se un par d’anni dopo ci davo parecchio dentro.
“Binbo vacci piano con li spinelli, bada ‘he pesche”
Un par d’anni dopo mi credevo d’esse Bob Marley e Peter Tosh messi insieme da tanto 'he mi sfondavo di 'annoni.
Nemmeno Nostradamus era riuscito a azzeccacci come i mi vicini di 'asa, menomale un m’hanno mai chiesto se avessi preso du’ puntate ner muso. Resta ‘r fatto che per dell’anni, tutte le vorte ‘he passavo dalla mi’ via, camminavo veloce e guardavo sempre per la terra dalla paura.
La paura di sapè ‘r futuro.
Ma io quell’occhiaie ce l’avevo ar naturale.
Come ‘r tonno della coop.
Ma. (che è la firma e non un commento dubbioso)

