"Se nei Blogghe tutti fanno un copioso uso della parola IO annoiandoci con turpiloqui sulla condizione esistenziale...beh a noi ci garba facci i cazzi di vell'artri e magari facci anche du risate!"

Premesse...

Siccome in questo brogghe noi ci si vole scrive li stracazzi dell'artri e, forse, a quest'artra gente qui gli potrebbe anche dà noia...allora...s'è deciso, insieme al garante per la praivaci, di non mettici i nomi a modino, quelli di battesimo, e nemmeno i soprannomi che si capiscano più dei nomi, ma ci si inventano...così...un capisce un tubo nessuno e son contenti tutti...più o meno...



15 febbraio 2010

Storia guasi d'amore


Visto che la Si ci vole fa morì tutti di diabete con le su’ storie sdorcinate, aiutiamola continuando a parlà sempre d’amore. Naturarmente d’amori che vanno a puttane e che son quelli, mi par di 'apì, che si 'onoscan meglio.

Imo stava mangiando un piatto di riso bianco cor tonno ar carduccio dell’effetto serra della su’ macchina e, mentre con una mano s’ingozzava bene bene e coll’arta rispondeva a’ messaggi non ca’ati della mattinata, si è avvicinata una coppia sui trentacinqu’anni. Si sono fermati proprio accanto ar finestrino e hanno iniziato a leti’à pesantemente, ma pesantemente… certi strilli coll’occhi di fòri… Questi tizi, presi dalla loro animata disputa sentimentale un si sono accorti di lui e si sono detti di tutto. “M’hanno detto t’hanno vista ner corso con luilì, o allora? Voglio sentì cosa mi dici”…”ma te l’avevo detto che sarei andata a Pisa per negozi” e via dicendo. Accuse e giustifi’azioni per dieci minuti bòni. Imo un sapeva cosa fà: ormai era passato già troppo tempo per mette in moto e partì con la macchina oppure bussà ar vetro per dinni: “Ohi! Ci sarei anch’io qui accanto, se poi vi girate e mi vedete un vi sfavate anche ‘on me che un c’incastro una sega, un vi volevo mi’ spià, sia 'nteso!” e quindi s’è sorbito tutto! La fine d’un amore, di un matrimonio forse.. poi lei s’è messa a piange verso la macchina e l’ha visto, con la bocca tutta unta e coll'occhi vivi! Si sono guardati du’ se’ondi e la tipa, credo presa dall'imbarazzo, ha reagito, si è vortata verso ir tizio veramente antipati’o e gli ha gridato cor dente avvelenato: "BASTAAAA! VAI VIAA, NON TI VOGLIO PIU' VEDEREEEEE!!!!". Poi si è messa a corre, co’ lucci’oni all’occhi, verso l'artro lato della strada. Ir tipo c'è rimasto spiazzato e ha provato a seguilla ma, dopo avè pensato che forse un ne valeva la pena e che soprattutto era fati’a, è salito in macchina ed è partito facendo fischià le rote (che tradotto dal linguaggio non verbale de’ ghiozzi vor dì “ma vai in culo te e chi t’ha ca’ato, tegame” con allegato moccolo a vostra scerta) ammorbando l'aria dell'odore della gomma bruciata! Imo ha finito ir riso ar tonno e mentre cercava sotto i sedili li spiccioli per un caffè pensava alla ragazza, gli garbava l’idea che lei avesse trovato ir coraggio di rompe con quer tipo (veramente antipati’o) grazie a lui, che avesse trovato ne su’ occhi vispi la forza per prende la decisione di mandallo finarmente affanculo!
Ha bevuto ir caffè guardando fòri dalla porta der barre aspettando che lei tornasse per ringraziallo e offrìgli un ponche!
Ingrata diobono!!

Ma.

13 febbraio 2010

Colonna Sonora UmBerTo ToZzi

Se san valentino sapesse com' è romantica e dedita all'amore la Va. verrebbe giu da l cielo a piglialla a pedate ner culo.
E farebbe bene, perchè forse un po di romanticheria a vorte un farebbe male, e me lo di'o anche per me che mi sa che l'ho persa per strada.
Mi sa che il mi problema con San valentino è nato quando facevo le medie. Son rimasta traumatizzata da un evento terrifi'ante.
Ero innamoratissima di un tizio che faceva la terza, io facevo la se'onda. Ora, tralasciando una serie di particolari , tipo che sto tipo è ora un cioccolataio super palestrato, il punto non è quello che è successo dopo, ma quello che successe quel giorno.
Era il 14 febbraio del 1991 e quella mattina camminavo svelta per arrivà a scuola piena d'aspettative. Vestita con il mio maglioncino extralungo con i canini sul bordo, i jeans un po corti che si vedeva il carzino, il bomberino blu cangiante e capello a caschetto con frangia iper bombata, più o meno parallela al terreno.
Io a dodici anni un ero proprio una bellina, ne dimostravo otto e mezzo allungata, avevo po'o dominio de movimenti der corpo e vagavo sembrando più un bacchio informe che una ragazzina.
Però deh...
Salgo le scale tutte d'un fiato, per vedé se incrociavo quer tipo che mi garbava, schivo un paio di bimbette tutte tette, e mi avvio verso la mi classe. Entro e subito vedo che sul mi banco c'è qualcosa.
Batticuore. Bum bum bum, la frangia perde forza e un po s'ammoscia.
Mi avvicino al banco e riconosco una forma di cuore, un biglietto.
Oimmei pensavo, è lui, si è accorto di me, e oggi si dichiara...
Poso la cartella tutta alla sverta, piglio in mano questo cuoricino rosa, c'è scritto per Silvia, deh è mio...
Lo giro e lo leggo:

Buon san valentino alla più b...
l'occhi però vanno più sverti verso la firma.

Leggo la prima lettera M e gia un corrisponde al nome di quello che mi garba a me, penso a un errore...continuo a leggere...
Matteo

Rimango così, tipo cartonata, un capisco li per li chi cazzo è sto Matteo.
Resto un pò male che non è quello di terza, ma penso che forse questo Matteo potrebbe esse anche meglio di lui.
Arriva la professoressa e io rimango li a fantasticare su quel cuoricino rosa.
Suona la campanella, è ricreazione. Stralunata sto al banchino a fà merenda.
Sul banco vedo una mano, un cioccolatino...bum bum bum bum
Alzo la testa dar panino con gli occhioni tipo cartone animato...
Oddioooooooooooooooooooooo la mia mente fa i conti, inizio a pensare come si chiama questo cesso con i capelli rossi l'occhiali e l'apparecchio e i frignoli gialli sur muso.
Viene in classe mia e nn mi ricordo come si chiama.
Oddddioooooooooooooooooooooo MAtteo.
Mi sorride con l'apparecchio con i gommini e mi dice: Prima il biglietto, ora la cioccolata...un bacino me lo dai???
Il panino mi va di traverso.
Mi alzo e un di'o nulla. Esco ner corridoio.
Ritorno in classe e lui è li che mi sorride.
Li do un bacino sulla guancia...
Almeno per un paio d'ore avevo potuto sognà.

A Serena con affetto.

Si.

12 febbraio 2010

Fegati ingrossati


Quando sono in casa m’affaccio ogni tanto alla finestra per vedè se i vigili m’hanno fatto la murta. Una vorta le murte le pigliavo spesso ma ora di vigili in giro se ne vedano sempre meno. Deh, io sto più rilassato ma un po’ mi manca ir fa’ le ‘orse dar vigile cor blocchetto in mano e fa' finta di piange per vedé di levacci le gambe, e poi questa prati'a mi serviva anche per mette in atto le mi’ apacita attoriali inespresse.

Invece ora li vedò passà sempre più raramente, ma però sempre più chionzi e rallentati. Anche la vigilessa bona m’ha messo su un culo ‘he sembra ir comune di Capannori. Poi ho collegato tutto: un po’ di tempo fa hanno messo le tele’amere in paese, tra l'artro anche proprio davanti a casa mia (io gli vò un pezzo ner culo perché sto ar seondo piano e un mi vedano) e i vigili passano le giornate fissi davanti alli schermi in caserma a spià la gente passà, non tanto per dovere ma soprattutto per piacere, e chi è o è stato su facebook mi ‘apisce e sa com’è ganzo guardà cosa ‘ombinano l’artri zitto zitto e senza fassi vedè. Dicevo… fissi davanti li schermi senza mai staccà, si alimentano con tramezzini strapieni di maionese e sarsine, cocacole e caffè, spicchi di pizza diaccia e merendini. E allora faccio un appello a tutti i nutrizionisti che ci seguono, andate sotto le tele’amere nelle vostre città e convincete i vigili a cambià regime alimentare, un possano sta fissi lì a fassi i cazzi di vell’artri e campà a tramezzini der barre e troiai vari, cercate di ‘onvincili finchè sono in tempo perché poi diventa un casino smartì tutti ‘ue grassi.

Comunque un son qui per parlà male delle tele’amere, ci mancherebbe, che un servano a un cazzo l’hanno già detto e dimostrato in tanti. Son qui a scrive perché a furia di fammi i cazzi artrui dar terrazzo mi sono accorto che le tele'amere un’utilità sociale invece ce l’hanno.

Ho studiato attentamente la reazione della cittadinanza: all’inizio tutti indispettiti da quest’occhio che l’inseguiva dappertutto, ma è bastato po'o e tutti si sono abituati. Anche troppo: hanno preso la tele’amera come luogo di sfogo, c’è chi va lì sotto a raccontà i su' problemi, chi chiede e chi dà consigli sull’amore, chi cerca ir cane o ir marito scappati di ‘asa, “Se vedete passà la Graziella mi chiamate a questo numero? Grazie!”, chi cerca un po’ di ‘ompagnia, “Vi garba ir giacchettino novo? bellino eh? o seondo voi era meglio verde?”, chi pensa d’esse a fa i provini der grande fratello e si presenta tutto tirato a lustro, chi ripassa le poesie prima dell'interrogazione e chi ne legge delle proprie.

Un importa la risposta, l’importante è sapè d’esse ascortati e un sentissi più tanto soli. E intanto dall’artra parte patatine & cocacola a nastro, e certi fegati ingrossati…


Ma.

4 febbraio 2010

Arriva Imo

Ir pubbli'o... Avecci de' fanse è ir sogno segreto di tutti, avete voglia pallacce a dì di no, voi 'he cantate gnudi davanti lo specchio, che v'arzate la mattina e salutate la via vòta dalla finestra mandando i bacini 'on le mane, che passate in macchina e co' una mano guidate e con quell'artra tenete un microfano fatto d'aria mentre 'antate dietro la radio... deh, vi vedo passà! Via giù, un vi vergognate, a vorte l'ho fatto anch'io... a vorte però. E anche Imo lo fa.

A Imo era già successo una vorta da bimbetto di sentì l’esigenza d’avè davanti quarcuno, mentre stava seduto sur cesso. Fu quella vorta della peta che un voleva finì, e allora, appena si rese ‘onto dell’eccezionalità della durata, principiò a guardassi intorno alla ricerca d’un pubbli’o cor quale condivide ir fenomeno. La peta ‘ntanto ‘ontinuava senza interruzioni come solo un trombettista ‘he prati’a la respirazione circolare sa fare. Un restava che sortì e andà alla ricerca d’un fan che fosse uno. Passando davanti lo specchio der bagno ci stampò pure un veloce inchino ‘ompiaciuto. Su’ mà stava in cucina, circa dieci metri da percorre per portà ir su’ pezzo ar successo, ma a po’hi passi dall’urtima porta ir su’ assolo di ‘ulo cominciò a singhiozzà fino a diventà una ‘omune peta senza lode e senza infamia, morendo.

Un’artra vorta invece, dopo avè respirato profondamente dopo lo sforzo, sollevò leggermente la ‘oscia destra per fà firtrà un po’ di luce all’interno della tazza der cesso (vizio che Imo si porta dietro ancora adesso): involontariamente, con du’ stronzoli incrociati, aveva riprodotto federmente la nostra italia. Stava tutta lì, una perfetta italia di merda ‘on tanto di Gargano, roba da certosini.

Un pubbli’o! A vorte ‘apita di vedè delle ‘ose o di vive de’ momenti ‘osì ‘ntensi dove vorresti tutte le persone a cui tieni intorno a te, per condividine tutti l’aspetti fino in fondo. L’italia di merda faceva parte di ‘uella categoria di ‘ose.

Mancava sortanto la parte insulare e allora, ‘on tanto sacrificio e contrazioni ‘alibrate, riuscì a partorì uno stronzo triangolare e a fallo cadè propio sulla zona dove mancava la Sicilia, con una precisione da fa’ ‘nvidia a un topografo.

Aveva esaurito ir materiale e le forze per creà la sardegna ma un gliene vorranno velli ‘he di’ano che “sardigna no est itaglia”.

Quer giorno era da solo in casa ‘osì decise d’un tirà l’acqua fino a quando quarcuno un avesse potuto gioire ‘on lui di tale opera artisti’a. Ad arta voce, ‘ntanto, descriveva a un pubbli’o inesistente cale e gorfi, promontori e penisole. Un aveva però fatto i ‘onti ‘on la forza di gravità e l’inclinazione delle pareti der cesso, così che pian pianino tutta l’italia intera ‘ncominciò a scivolà verso ir basso, per finì ‘nghiottita da quella pozza d’acqua che tra le lacrime chiamava “mediterraneo”.

Era giunto ‘r momento di pulissi, visto ‘he fino a quer punto il povero Imo aveva lasciato perde per non coprì l’opera ‘on la carta ‘ome fanno Christo e Jeanne-Claude. Così alla fine distese sur pelo der mare un lenzòlo bianco e marrone in segno di lutto e tirò lo sciacquone ‘ondannando l’italia ad atlantidea fine.

Restò per quarche minuto a osservà l’acqua limpida nella speranza ‘he quarcosa o quarcuno si fosse sarvato.


Ma.

1 febbraio 2010

Alla base della 'atena


A guardammi un sembrerebbe ma uno de’ mi migliori amici fa ‘r parrucchieri e capita che lo vada a trovà in negozio mentre lavora, così, tanto per fagli perde tempo o magari distrallo sperando di vedè quarche urecchio per la terra a uso Van Gogh.

Ner negozio, l’urtima vorta che son stato da lui, mi sono soffermato su quello ‘he diceva la gente mentre aspettava di pettinassi ir capino e mi s’è illuminato quarcosa ner cervello: intorno a me c’era der materiale per i prossimi dugento post.

Su un divanino se ne stavano du’ signore cinesi ‘he parlavan tra loro nella su’ lingua e che di si’uro, a giudi’à dall’espressione ‘ontenta de’ ghigni, si stavano dicendo delle ‘ose ganzissime. Peccato però un si ‘apisse una sega.

Artre du’ signore, queste delle nostre parti, stavano sedute su du’ seggiole a ragionà della figliola di quarcuno, a raccontà delle su' abitudini sessuali e cose ‘onnesse, ad arta voce, sforzandosi tra l’artro di parlà un italiano ‘orretto che faceva sganascià da ride. Si sa, se uno esclama “cane della beLva” è più raffinato.

Sedute su un artro divanino ancora du’ signore, intente a commentà tra loro, bisbigliando, i discorsi dell’arte due, con le mani messe rispettosamente davanti la bocca che pareva d’esse nella sala d’attesa der dentista.

Infine un’arta donnina tutta pettinata che un si ‘apiva cosa ci facesse dar parrucchieri, s'era piazzata su una seggiola in disparte e da lì ascortava tutto senza favellà, ma con dell’occhi e una faccia attenta e compiaciuta che pareva prendesse appunti per poi diffonde le notizie ar di fòri der negozio nemmeno un’untrice.

Era una sorta di ‘atena, strutturata ‘ome quella alimentare, le signore ar vertice spettegolavano a arta voce, quell’arte due smalignavano su quello ‘he sentivano (ma anche sulle pettegole stesse) senza fassene accorge, l’ultima si nutriva dei cazzi di tutte l’arte impaziente d’anda a casa a raccontà tutto a chissacchì!

Mentre studiavo questa ‘osa seondo me di fondamentale ‘mportanza per chi si vole occupa in maniera professionale de’ cazzi artrui, le donne cinesi se ne vanno cor capino tutto agghindato. Ir tempo di sortì fòri e principian tutte e cinque a parlà di loro, cose del tipo un se ne pole più, son troppi, ci ‘opiano, ma i sòrdi chi glieli dà… inzomma, s’erano unite per criti’à le cinesi.

Li per li ho penzato fosse razzismo ma ho capito subito che era tutta 'nvidia: ir parlà cinese le tirava fori dalla ‘atena, un partecipavano ar gioino e si facevano i cazzi sua, armeno all’apparenza. Magari ‘on quella lingua strana pigliavano anche per il culo tutti senza fassene accorge.

E a quell’arte questa cosa ni faceca montà la berva.

Stavo per dinni quarcosa, alle signore inviperite, ma m’accorsi che lì, propio alla base della ‘atena, c’ero io, ner mi silenzio e coll’occhi sbarrati: era mezz’ora ‘he mi nutrivo di pettegolezzi per prende spunto e finarmente scrive qui sopra, visto ‘he c’è già chi mi rompe i ‘oglioni sur fatto ‘he scrivo poìno! Deh, vienici te a scrive.

Ci pensò ir parrucchiere a chetalle. Primo perché è un mì ‘amio e poi lo stroncà i discorsi a culo sur nasce fa parte der su mestieri.

Ma.

25 gennaio 2010

"Opere divine"

Un lo so se v'è mai 'apitato che quarcuno, preso dalla disperazione per le vostre incessanti ri'hieste, vi dicesse, che so: "Oh palle! dio t'ha fatto codeste belle manine?!...usale vai!".
A me mi 'apita di dillo, a chi mi sta 'ntorno, un giorno sì e l'artro anche...che siano le manine...che siano i piedini...che sia la bocchina e la linguina per chiacchierà....so fissa a 'nvoglià l'artri a fassi le 'ose per conto suo.
E mentre so qui sotto ir piumone mi 'hiedo se questo discorzo vale propio per tutto e faccio una valutazione veloce di 'ome so messa, se tutto 'uello di 'ui so stata dotata lo uso a dovere, se un spre'o nulla...
le manine me l'hanno fatte e le uso, ci fo un monte di 'ose: ci scrivo, ci rigoverno, ci ciaccio ar compiuter, mi ci scaccolo ogni tanto, mi ci gratto dove mi prude...insomma so operative;
i piedini li strauso: ci sargo e risargo quelle scale di merda a lavorà perché l'ascensore è troppo lento o troppo occupato, ci vado a sartà in palestra, ci piglio le penne quando mi cascano per l'infingardia di piegammi...via, un ho paura di sciupalli;
la linguina e organi annessi...certa gente sarebbe anche 'ontenta 'he l'usassi meno: chiacchiero de' 'azzi mia alle mi 'onquiline, de' 'azzi dell'artri a tutti men che all'interessati, rompo i 'oglioni con corbelli di 'azzate tutto ir giorno...ci mangio, ci sbadiglio, ci rido, ci sbercio, ci bevo...dé...oh allora, vi pare po'o?!
ir deretano...beh, sì...effettivamente quello lo dovrei usà un po'ino di più...ma dé, mi so attrezzata, ciò studiato per sfruttà ar meglio le su potenzialità: er kiwi la mattina, er finocchio la sera, e l'ova no che murano, le patate fanno pillo...ma d'artronde...è come volé fa andà a 180 un "sì"...più di 40 un tira, se un ti si ferma devi esse digià contenta!;
e poi c'è "lei", la passera:
ora...a legge l'urtimo post della Si. mi ci commovo anche, mi par d'esse una martire che si sacrifi'a per un mondo migliore...ma se penso invece alla fatidi'a frase "dio te la fatta...usala!"...dé...mi ci sento parecchio in corpa! Poro dio! (no, un mi so dimenti'ata punte "c"...).
Magari dé, era anche indeciso su cosa dammi...era lì lì per fammi una bella fava di 'uelle 'he se ne vedano po'he...
e poi deve avé pensato: "No! A questa 'ui gli do la topa...e ne dovrà fà bon uso!"...e invece...
Chissà come dev'esse 'ncazzato!!!...Un ci voglio penza...capace ora è lì c'offende ir su figliolo...
Ma io un è che un ci penzo eh!
Ho penzato a come potella usà in modi arternativi, ma un è funzionale...né per scrive, né per fuma 'na sigaretta...poi co sto diaccio...tirassi giù le braghe dar nulla diventa difficile!
Mammine me la sento sdrucciolà che se continuo 'osì ci sarà una rivòrta lassù...toni, furmini e detopizzazione!
Mi sveglierò una mattina triste e con la fava...ma mi'a quella che mi voleva dà all'inizio, nooo!!! Una piccina 'he un si vede nemmeno...al monito di: "Un sei stata degna della topa!Ora beccati sta favina e tientela perché un la vole nessuno!"
Addio topa, addio potere!
Ha' visto l'inculata......
Va.

24 gennaio 2010

La chiave della rivoluzione di genere.



Mi sfugge anch'ora il perchè delle mie meditazioni, mi sfugge anche di testa quando trovo certe soluzioni facili e scontate.

Io son sempre stata una di 'uelle che ir femminismo l'ha visto solo nei firme o in televisione, un l'ho vissuto perchè son troppo giovane, ma che un si sa per quale motivo me lo son assorbito nell'ossa passato si vede di generazione in generazione ner dna dalla mi bisnonna Leonilde, detta anche Frullino da quanto andava sodo a telai, che all'inizi der novecento lavorava in fabbri'a 12 ore ar giorno e faceva votà i coglioni all'omini andando a ribatte sulle 'ose che un funzionavano alla fabbri'a Pontecorvo dove ora c'è la ex Marzotto.
Poi c'è stata mi ma, 35 anni alla Piaggio, impiegata donna in mezzo all'omini, incazzata sempre con tutti e resitente alle domande scomode sulla tessera der partito comunista di su pa, ir mi nonno Dante, ner periodo dell'anni di piombo.
Poi ci sono io. E su di me c'è ancora da capi cosa farò...ma un ci voglio pensà.

Ma il punto un è quello.

Tutto è partito su una riflessione sulle parolacce, si sa io so una che le parolacce le dice e "cazzo" è una di quelle che uso di più, ma mi son anche accorta a forza di dille che tutte le 'ose dispregiative son sempre rivolte all'organi maschili "Sei un coglione" "Sei una testa di cazzo" "Ho fatto una cazzata"...etc etc...e io ho sempre pensato che fosse una derivazione di questa società fallocentrica e maschilistica e forse è sicuramente così, ma qui secondo me è anche la chiave per la rivoluzione.
Tutto ciò che riguarda la passera è positivo "E' una figata!!!", "Figo!"....E allora Passera positive power!!!
E poi tutti vogliono la passera, la pubblicità in televisione è piena di fie che ti fanno crede che te la danno, puppe e culi da tutte le parti..io mi di'o, e un l'ho detto solo io, la passera è l'uni'a 'osa ar mondo che è positiva e che fa girà l'economia e che forse potrebbe risollevacci da questa crisi di inizio se'olo. Ma non vendendola o usandola come hanno fatto quelle scemine che l'hanno data a berlusconi o che hanno ciucciato cazzi a presidenti ministri e assessori, NOOOOOOOOOOOOOO, il trucco seondo me è sacrifi'assi a un dalla più, sottomette l'omo negandoli la passera, prendendo il potere con la negazione di un bene così prezioso. Smette di sta al servizio dell'omo e de su desideri , mettisi tutte d'accordo e chiude le porte, levà le immagini, un parlanne più nemmeno.
E allora vedrai che lavori, dopo gia due mesi che l'omo un trova una passera nemmeno a pagalla, che un si sovviene nemmeno più su com'è fatta, sfinito dalle seghe su ri'ordi lontani, noi si pò ricatta, salendo a livelli alti di potere, entrando nelle multinazionali e chiedendo a quei signoroni di smettila di fa girà ir mondo a questo modo, di fa cambia l'economia, fini le guerre e, secondo me, a quer punto basterebbe anche solo fagliela vedè per risolve la fame in africa.

L'uni'o problema in cui si potrebbe incorre è che tra qualche anno forse inizieranno a di "ho fatto una topata"... e non è bello...


Si.

Mi ri'ordo d'un ri'ordo

Ha' voglia di star lì a scervellatti, quando una ‘osa un ti vole venì a mente un c’è versi. Puoi provà a concentratti, a ripercorre tutti i pensieri a ritroso, aspettà che un’associazione ti smova i neuroni… niente, dentro ‘r cervello un deserto che par d’esse alla stazione di Pontedera ‘r quindici d’agosto.

Se poi la ‘osa che un ti riordi è un pensiero di ‘uelli scabri e essenziali, così rivelatore che penzi d’avè capito ‘r senso dell’esistenza, un’intuizione su come funziona ‘r mondo e allo stesso tempo la soluzione definitiva a millenni di spe’ulazioni filosofi’he, quando t’accorgi di non riordà più niente ti monta un nervoso da batte ‘rcapo nelli spigoli.

E penzà che fino a pòo prima avevi in mano le chiavi segrete der mondo.

Sarebbe bastato prende un foglio e scrive, ma invece no! Ero sotto le ‘operte ,ar buio e coll’occhi strinti, e il freddo mi teneva prigioniero di ‘uella parte di lenzòlo riscardata: ogni minimo spostamento voleva dì trovà quel ghiacchio marmato che per conduzione ti fa venì la ciccia di gallina e la bestemmia facile, accidenti a’ pigri.

Lo sapevo che mi sarei scordato tutto, lo sapevo ma niente, ho preferito sta' bene e al carduccio piuttosto che patì du’ menuti e godè per il resto dell’esistenza: con le ‘operte fino all’occhi penzavo ar domani, a come tutto sarebbe stato più facile.

Un lo gestisci mia ‘r cevello, specie ar buio sotto le ‘operte. O cosa ci voleva a trasferì ‘r pensiero nella memoria a lungo termine, saranno si e no quarche centimetro, accidenti a’ pigri. Invece la mattina ti svegli e ti riòrdi delle cazzate della sera prima, che un c’hai i soldi nel telefono per avvertì che farai tardi, che se prendi i pantaloni e un fai a modo ti cascano tutti li spiccioli per la terra, ti riòrdi che t’ha detto quello e cosa ha fatto quell’artro la sera prima, ti riòrdi delle ‘ose di quell’artri e der tù pensiero stupendo un c’è più traccia. Mi sa che ‘r mi ippocampo, che s’occupa di selezionà tutte le informazioni da trasferì nel nostro archivio dentro ar ceppione, c’ha un debole per i cazzi di vell’artri. Capace che du’ mesi e mezzo di FB m’hanno rammollito quarcosa nell’encefalo.

Mi dispiace anche per voi, perché l’intuizione era di ‘arattere universale, ma un c’è versi.


Per la verità c’ho provato a far qualcosa, a mette un promemoria per il giorno dopo: spostando solo la mano per un sentì ir ghiaccio intorno a me, mi son messo le mutande a uso segnalibro. Mi son svegliato con la testa vòta e la luna di traverso.

Ma.

21 gennaio 2010

Te lo leggo nell'occhi

Ci dev’esse una regola matematica che stabilisce che il numero d’abitanti d’un paese e la ‘apacità di questi di non fassi i cazzi sua, son du’ valori inversamente proporzionali tra loro. Se poi uno ingrandisce ‘r tutto come su google map fino a vedè i quartieri e le vie, scopre microcosmi di genti che, pur di di’ quarcosa su quarcun artro, s’attaccano propio a tutto.

Un son qui per vendi’ammi, tranquilli, a queste persone che s’attaccavano a tutto ora di’o attaccatevi alla fava… e siamo pari ‘osì.

C'ho l’ occhiaie da quando son nato.

Interessa? Infatti... non ve ne frega una sega nulla. O vallo a dì a quella masnada di personaggi che stava nella mi’ via.. A loro interessava eccome!

“Binbo, ma te dormi la notte? Bada ‘he pesche”.

Ero piccino e capivo poo ma qualche domanda principiavo a fammela, principiavo a scoprì che tutto vello ‘he mi succedeva ‘ntorno era regolato dalle leggi della natura. Così contavo l’ore di sonno e le relazionavo all’intensità dell’occhiaie cercando di trovacci una costante K.

“Binbo fa male fassi le seghine, bada ‘he pesche”.

Le seghine? L’ho imparato quella vorta lì cos’erano le seghine, un sò se mi spiego… anche se un par d’anni dopo ci davo parecchio dentro.

“Binbo vacci piano con li spinelli, bada ‘he pesche”

Un par d’anni dopo mi credevo d’esse Bob Marley e Peter Tosh messi insieme da tanto 'he mi sfondavo di 'annoni.

Nemmeno Nostradamus era riuscito a azzeccacci come i mi vicini di 'asa, menomale un m’hanno mai chiesto se avessi preso du’ puntate ner muso. Resta ‘r fatto che per dell’anni, tutte le vorte ‘he passavo dalla mi’ via, camminavo veloce e guardavo sempre per la terra dalla paura.

La paura di sapè ‘r futuro.

Ma io quell’occhiaie ce l’avevo ar naturale.

Come ‘r tonno della coop.


Ma. (che è la firma e non un commento dubbioso)

20 gennaio 2010

Sfavo?




Argomento ostico, come non affrontallo?
Come non affrontà l'apoteosi di chi si fa i cazzidivellartri?
Come non affrontare il mio recente secondo suicidio virtuale?

Per tutti FacEBooK

E allora mi chiedo, ma è possibile che io mi debba sfavà con gente che non vedo e non frequento, è possibile che debba passà ir mi tempo a scaccolà nelle foto felici dell'altri mentre viaggianofesteggianosposanofigliano, è possibile che debba legge le frasette tipo "che palle il lavoro, giornataccia, piove, mi prude ir culo...etc etc".
Io, ovvio, mi sento una merda, io che la domenica d'estate vado mezza giornata al mare a marina di pisa, io che non organizzo party, io che non faccio teatro, non canto, non disegno, non mimo, non faccio politica ne sport e che non ho amici fighi e che ancora coltivo il senso del pudore ottocentesco per la mia immagine e per la mia intimità. Io.

E allora ci vorrebbe davvero da esse ribelli e usa quel cazzo di marchingegno Fb in un modo che possa soddisfà le esigenze nascoste, tipo commentà le foto con quello che davvero si pensa tipo "boia come fai stronzolà in questa foto vi! " oppure "certo in questa foto angolata a dismisura sembri quasi decente, peccato che dar vivo fai caa...", "certo fai tanto il cencioso però i sordi per andà in vacanza in Perù ce l'hai..". Oppure andassene in giro a fotografà gli schiappi dei culi di chi s'acchina per strada o mètte dieci centesimi in terra sul corso e poi scrive chi l'ha raccattati...deh.

Non esistono true story su Fb, a parte quelle favolose del Bernacchi...esistono solo altre vite finte, solo il pepetuare della finzione che già siamo costretti a subire.
E allora quanto si può esse rivoluzionari quando ci siamo tutti omologati a esse quattro foto e tre cazzate?Quando nessuno ascolta più nessuno, quando lanciamo messaggi a un popolo di sordi, quando magari c'hai quattrocento amici Fb e ti giri per strada e nessuno ti sorride...
Come cazzo si po continuà?
Tralasciando un facile moralismo retorico e ahimè ormai poetico, io mi dico che il suono delle parole vale mille, che gli imbarazzi e gli sguardi ne valgono tremila, che mi suicido nel virtuale per esse più viva ( ma anche più morta) nella realtà, se una realtà condivisa esiste ancora e se non c'è me la rinvento come mi pare e piace a me...
Perchè a me sta politica der tutto facile e tutto bello e tutti vip mi fa rivortà lo stomaco, e a sentimmi i piedi sprofonda nella mota io mi dimeno, magari vo più giù, ma mi dimeno.

Per chi lo desidera apro un gruppo di autoaiuto per chi decide di suicidarsi virtualmente e vuole condividere l'esperienza....

Perchè a volte anche con il massimo convincemento...senza fb come cazzo faccio a farmi i cazzidivellartri??????????????????????


Si.

22 novembre 2009

Ir tempo e la lingua...

Vado subito ar sòdo tanto è inutile sta a perdisi in chiacchere...poi tra l'artro un ciò nemmeno tempo di sta a chiaccherà! Ir tempo è denaro. Un ve l'hanno 'nsegnato le vostre mammine?!?
No, eh?! Male, per dio!
Invece è propio 'osì...e io, ora 'ome 'ora, so a corto der tempo filosofi'o e der tempo materiale...sì, so venuta quassù a lavorà e so più diaccia di prima, oh allora?! Mettici 'ntoppino.
Inzomma...avrete 'ntuito 'he in questo blogghe ci garba parecchio la nostra lingua (quella filosofi'a...anche se un si disdegna nemmeno quella materiale..no,sa, è bene rammentallo) e siccome un si pole usà quanto si vorrebbe (credetemi...), un si pole tramandà come si vorrebbe...un si pole nemmeno più ascortà ammodino visto che ir tempo (sì, sempre lui!) cià impietosamente levato di 'ulo tutti (o quasi...) i nostri vecchi che erano "madrelingua"...ci siamo ritrovati a dassi sfogo pe' scritto, su internet.
"Bella gara!" dirà quarcuno...e avrebbe ragione...ma dé, questo è quanto.
Fatto sta che questa 'osa l'hanno iniziata a fa 'ntanti e noiartre (penzo di poté parlà anche per la mi 'omare) siamo ben contente di sparge la voce, per quanto si pole!
Vi segnalo quindi questo blogghe http://eccoircacini.blogspot.com/ .
Ora...è vero 'he è un sito di pisani e pisesi e che quarched'uno potrebbe anche pensà d'esse allergi'o o un ci va per principio, ma un fate tanto gli stinfi e un rompete tanto 'oglioni, vi farei sta 2 mesi in brianza poi verai come ciandreste volentieri!
E se poi ciavete altri siti o artri blogghe da segnalà faticelo sapé.
E se un ce l'avete fateli.
Mi domando e di'o...ma tutti quelli di firenze e dintorni, Siena e compani...oh 'ndove so rifiniti?! Se penzan sempre d'avecci ir culo parato dalla storiellina 'he la loro è la lingua per eccellenza e che loro parlan "toscano" che è "l'italiano" e bla bla bla...quarcuno si dovrebbe curà di rammentagli 'he Dante e compagnia son morti da un pèzzo, che i su nonni di si'uro un avrebbero 'apito una sega della divina 'ommedia e l'avrebbero mandato anche un bèr pezzo 'nculo e che...penzino un po' 'osa gli pare...ma io "in do l'è" un l'ho ma' detto sicché gli è sfuggito quarcheccosa!
Ha' visto...da che volevo scrive du' righi ho scritto un poema e ho perzo una fraccata di tempo...da 'na parte contenta...ché vòr dì che ancora un m'hanno 'ontagiato più di tanto...e che le radici son dure da estirpà...d'artra parte capace ciò rimesso 10 euri e mi facevan 'omodo per fa benzina sicché mi levo di 'ulo!
Bona!

Va.

25 settembre 2009

Si fa per ragionà...



E s'affoga, ma un era settembre?


E dopo ir diluvio universale
e dopo avè sfatto l'armadio
e dopo avè riposto anco l'urtimo 'nfradito,
ecco che 'r sole risorte
più vivo, più 'ndispettito.
Sembra di: "E un n'hai di gonnelle 'orte
è ito 'r tempo delle cianche ar vento!"
Ma qui dall'afa un se ne sorte
e a mettimi i ginse io un m'attento!
Si va a giro bardati a casaccio,
incuranti der clima e de su fragelli,
si pare una brancata di 'oglioni.
Ha proprio ragione ir Sesto Cajo Baccelli
...e un c'enno più le mezze stagioni!
Gentilmente donata dalla Chiara Testi
che l'aveva sciupata mettendola su Feisbucche
Si.

18 settembre 2009

M-B Maremma Budella altro che Monza Brianza!

Ora vi racconto una 'osa che mi garberebbe fosse de "cazzi dell'artri" ma che invece, purtroppo, son tutti stracazzi mia!!!

Mi ritrovo a lavorà sperza nella lontana brianza, zoccolo d'uro della longobardia...dove nella prima uscita e nel primo contatto con gli indigeni (la barrista) ci si ritrova immerse nella discussione più apprezzata da quelli der luogo: "...quelli là non li faccio entrare perché puzzano, perché fanno casino, perché sono brutti, perché guardano...ecc...".

Pensi: "va beh...lasciamo perde...c'ho un lavoro che mi dà tante soddisfazioni..."

E la mattina son moccoli!!! perché una bimbetta di merda c'ha da racconta a su mà che la terapista (io, se un si fosse 'apito) blasfema e tanto maledu'ata, durante la terapia si permette di dì tante vorte "diobono" (e lo scrivo attaccato perché per me così è!!!)...al ché mi trovo a dovemmi giustifi'a d'esse toscana, d'avé degli intercalari che nulla hanno a che vedé co' moccoli (perché per quelli sarei ben più fantasiosa!), che per noi è una cosa normale e che mai mi sarei immaginata che per l'orecchi de' milanesi fosse così tanto disturbo!!! Invece pare che le 'urino parecchio..

Oggi mi ritrovo a pensa mentre chiacchiero: " diobono no, madonna no, diobeato no, maremma un si sa, boia potrebbe esse frainteso..." e che devo finì (re) i verbi, levà ogni surplus...che "devano" deve diventà "devono" e via dicendo...

Il dramma inizia a delineassi quando non avendo artre parole da usà...l'unica a cui mi so potuta appellà è stata "CRIBBIO!".... è allora che ho pensato con furor ner cuore:

DI MANDA' TUTTI QUESTI ESSERI STRANI A CA'A CON GRANDE FOGA TORNA' A CASA MIA E NER SALUTALLI STAMPALLICI UN BER MOCCOLO DI QUELLI CHE LORO UN L'HANNO MAI SENTITI!!

MA LEVATEVI DI 'ULO VOI E CHI SéTE!!!!!



con tantissima nostalgia...



Va.

28 maggio 2009

Le simpati'e situazioni della Via.



Dopo cotanto 'ardo e il conseguo uso d'abbigliamento estivo, tra i quali uso di ciabatta ignorante producente callo inguardabile, pantaloni 'orti con stinco bianco e cannottiera da battaglia, il rientro serale portò sorprese metereologi'e inaspettate.
Ora, è risaputo che più e più eventi negativi si susseguano senza sosta una volta innescati, ma mai si sarebbe potuto immaginà una roba der genere.
All'uscita dal lavoro, ner campetto davanti, un fuggi fuggi generale di mamme e l'accensione anticipata de lampioni preannunciava un evento poo bono, ma la Via che ignara aveva voglia di fumassi una sigaretta si dilungò dimorto ner rientro godendosi il fresco venticello che si stava alzando. Accortasi di esse rimasta sola, si avvio sconsola alla macchina per tornà verso 'asa.
Non sapeva che il peggio doveva arrivà e che quella solitudine provata era un chiaro segno di ciò che di brutto sarebbe accaduto.
Accende la macchina, apre i finistrini per un mori di 'ardo e parte...qualche goccia inizia a cadè sur parebrezza polveroso, smove i tergicristalli e si va a formà una poltiglia talmente densa che un si vede una sega nulla, pigia l'acqua per pulì meglio il vetro ma l'acqua un c'è...il tragitto è breve si dice la Via, e prosegue...
Un vento mulinante tirà su per la strada d'ogni bene:foglie secche, cartacce di gelato, terra e buste vote.
Un lampo e a seguito un tono da fà spavento.
Inizia a piove a modino e per un attimo la Via gode per la pulizia der vetro.
Si avvicina a casa e inizia a grandinà sassini di ghiaccio...stin stun stap pot tititin...fa per parcheggià la macchina e piove sempre più sodo, la Via un si spaventa spenge la macchina e si mette bellina a aspettà che smetta un popoino per un mezzassi troppo senza ombrello...piove, continua a piove in un crescendo preoccupante, la strada si sta allagando, foglioline e aghi di pino scorran veloci insieme all'acqua verso i tombini.
Prati'amente un è che piove, stanno tirando secchiate d'acqua mescolate ar ghiaino.
Son passati dieci minuti da quando è arrivata sotto 'asa, una parvenza di diminuzione della pioggia la invoglia a sortì dalla macchina che ribolle der sole der giorno.
Uno due e tre apre la portiera
rinizia a piove più sodo,
ormai è fatta deve andà!
chiude la portiera,
un lampo
subito dopo un tono che è una bomba.
Corre la Via, corre per arrivà ar cancello, piglia la pozzanghera in pieno co' sandali e c'è dentro fino a mezzo porpaccio, fa per apri e stoc stoc statatatata rinizia a grandià roba grossa come de ciottoli di fiume.
Ohiohiiiiiiiiii, fa la Via, tra l'incazzato e l'impaurito....apre il cancello , corre la Via, corre sodo e finalmente arriva alla porta.
Entra.

Si.

19 marzo 2009

Un c'è più religione...

Scusate...ma un posso resiste, un ce la posso fa.
C'è la crisi...e si vede.
Disoccupati dappertutto, un ti ci rigirì più. E io 'he pensavo: "Dé...quelli po'eri son più po'eri, ma quelli ricchi... capace cianno più sòrdi di prima!"...poi invece ho iniziato a vedé quarche industriale andà a giro colla porche ma quella scaciona, quarche avvo'ato andà a comprà ir vino all'esselunga, mica da Pinchiorri!...diversi professori universitari morì...probabirmente di fame...visto ir periodo... Inzomma mi so incominciata a ricrede...vai a vedé che la gente un cià più i sordi per comprà più nulla dall'industriale, prima di pagà l'avvo'ato preferisce fassi ingabbià e visto tutti i tagli 'he hanno fatto all'università un abbia a esse capitato quarcosa anche alli stipendi de' professori...
Nonostante questo però ero certa d'una 'osa: "Ir papa no!lui non poteva esse corpito dalla crisi!". Ero si'ura...perché è inconcepibile 'he la 'hiesa sia in crisi quando c'è puzzo di miseria!!! E' da se'oli che ci mangia sulla miseria della gente, che usa l'arma atomica della religione per riempì li stoma'i di chi un cià nulla da mettici, un avrà mi'a smesso ora?!
Macché...ir discorso è che un c'è più religione!!! E allora preti, vescovi, cazzi e mazzi...si sono trovati tutti senza sapé che fa...senza sapé dove sbatte ir capo...tra i tanti ce n'è quarched'uno che ha visto bene di non cerca dove sbattilo ir capo, ma in compenzo trovava sempre quarche bu'o dove sbatte quarcos'artro...
In tutto questo marasma ecco 'he spunta quer gran FiglioDiDio der papa, Benny 16 xl'amici, che pronto a tutto pur di un rimané senza lavoro, a mani vòte, ha pensato bene di lascià quer che gli spetta, la religione per l'appunto, visto che un tira granché, per buttassi sulla scIenza!
E bene sì!...dopo 2000 anni svolta epo'ale della 'hiesa:
Ir papa s'è fatto DOTTORE come cristo s'era fatto omo!
Incredibile. Geniale. Oserei dì...RIVOLUZIONARIO! Solo uno scIenzIato come lui poteva partorì l'idea e diffondila con non scialanse...che per cercà di contrastà l'AIDS in afri'a DEVANO TROMBA' TUTTI SENZA PRESERVATIVO!
Oh, se un è controtendenza questo...dopo 30 anni 'he si cerca di dà un'edu'azione sessuale per contrastà queste malattie...TA'! Arriva Benny e chiù!!! Innovatore.
Forse la su soluzione per l'afri'a è l'astinenza per tutti...ortre a un avecci nulla e campà se gli va bene 30 anni...in que' trentanni lì un li vorrai mi'a fa anche tromba! E pe' i bimbetti sieropositivi...basta avvertì i MiSsionari...che un ci ruzzino troppo...

Va.

9 marzo 2009

IR PISANO



Esse pisani è una filosofia di vita, esse pisani è un obbligo se sei costretto a vivici.Pisano è la politi’a dell’accettazione e der di male di chi sta sopra di te.Se sei pisano ti lamenti sempre e poi però quando arrivi a casa la sera, ti levi le scarpe e ti levi i pensieri…se sei pisano te ne deve fregà più di te e delle tu ossa che di tutto vello che ti passa di traverso, però devi esse informato su tutto vello ‘he succede pechè ci devi avè sempre varcosa da di, da di male.All’estero l’italiano si ri’onosce perché l’uni’a ‘osa a cui pensa è fassi vedè, mostrassi, fassi ammirà da tutti…ar pisano invece un ni garba fassi vedè, ir pisano è nascosto, però se lo trovate state si’uri che c’avrà da di male der sinda’o, delr vicino di ‘asa, de professori de su figlioli, delle poste…Se nella strada sotto ‘asa c’è troppo traffi’o si lamenterà che ir comune un fa una sega, che ci potrebbero mette i dossi artificiali e poi una mattina i dossi ce l’hanno messi e allora giu moccoli perché ni si rompe la macchina e perché ni tocca andà piano.Se sei uno bravo, ar pisano un gli vai bene perché ti additerà come uno che vole esse tutto lui, ti giudi'era un tacchino rigonfio.Ir pisano ha sempre bisogno di sfogassi, ir pisano è infimo e soffre da se’oli der complesso di inferiorità verso chi è meglio di lui…vedi fiorentini e livornesi.Deh bisogna ‘he trovi varcuno per sfogammi…

Si.

No no ma deh, senza ragionamento????

9 gennaio 2009

Chi l(h)a dura la vince...

Ci son quelle 'ose 'he ti rimangano a gola.
Provi a buttalle giù e un ti riesce, ci bevi un po' d'acqua, nulla...spesso provi con tanto vino, e ti sembra anche che funzioni...a vòrte con una molli'a di pane, nemmeno fosse una lisca, che va a finì ti fa pillone più che mai!
Alla fine passa tarmente tanto tempo che un te ne ricordi nemmeno più, te ne dimentichi, un ci fai più caso finché qurched'uno un ti tira un gozzino per ruzzà e ci rimane di merda a avecci trovato duro! "Tàh!" senti un corpo sordo...e ti rinvieni di quella zolla a mezzagola che nulla ha di fisiologico!
Allora sì, eccome se te ne rinvieni! E t'accorgi che pesa più di prima, che un ha provato né a scende né a risalì...
E' in questi casi qui che sei 'ontenta d'avé ir capo "più duro der muro" come ti dicevano da bimbetta...
Aspetti, ti fai i cazzi tua...zitta,zitta...tiri a campà e ogni tanto butti un occhio, giusto per vedé come procede la situazione, perché tanto sai che la pazienza paga..."è la virtù de' forti"...e che prima o poi, quer popò di nòcciolo, o per l'in su o per l'in giù si smove.

"Ah bene!!! Ora sì che si ragiona! N'è varso aspetta..."

Eh,sì...n'è varsa...e se no, sarà uguale, ma armeno a gola un c'hai più nulla! N'è vero?!?
Come sempre...

Va.

21 settembre 2008

Notte bianca

Va. c'ho ancora nell'occhi la donnina vecchia con l'Havana club... Havana club el ron de cuba!
Peccato s'era a Pontedera....

Si.

13 settembre 2008

Mi bastava una birretta...

Domani c’ho l’esame e so stanca.
Volevo solo una birretta...di quelle in solitaria. Giusto per rilassammi un po’, cor vecchietto che tutti i giorni a tutte l’ore è a stempiassi i cicchini lì ar barre vicino ‘asa.
Volevo guarda la gente che passava...nulla di ‘he.

“...e Poi gli ha DeTTo –Oh Ma con lA tipina come vA?!- TiPinAAA?!?! Ma io ti SPAcco la Faccia, troia!”

Con quella tipi’a ‘adenza esagerata, piena di sospiri enfatizzati, sottolineata da mossettine delle mani che agitano la sigaretta nemmeno fosse la bacchetta d’un mago.
Mi ‘oncentro sul vecchio, almeno lui sta zitto.

“Sì, io ho LE’tto il ProcE’ssO, ma è un MAttoneee che non ti di’o, la MetamorfoSi inVece...”
“Aah!Quel film è GGGe’nialee!!!”
... ... ...

Un ci riesco. Mi ‘hiedo ‘os’bbiano di speciale la P, la F, la M, la L, la S...ci dev’esse quarcosa che mi sfugge...perché se fossero comuni fonemi, ar pari di tutti quell’altri, un avrebbe senzo rimarcalli con così tanta foga...sarà per la ‘ompartecipazione di parti anatomi’he così tanto bramate dall’artro sesso? Boh.
Anche il sibilo?! Mah.
Quelle manine...perchè non gli dai pace,
CaRaaaa???

“A Me, alle Medie, non mi cacava nessuno...poi mi so messa con il fico della scuola...”
“DAVVéro???AHAHAHAH!!!!”
“GRAnDeeee!”

Basta. La birra se diovòle è finita e io mi levo di ‘ulo.
Mi porto dietro in saccoccia la mi cialtronaggine, i modi grezzi anche di quando so vestita bene e i sacrosanti silenzi di quando un c’hai nulla da dì e un ti fa voglia di fa finta d’esse sempre interessante, brillante e....piena di ‘AZZATE!
Domani c’ho l’esame e mi girano i ‘oglioni.
Ma questa è un’artra storia.
Quarcuno mi deve spiega perché a pisa un ci mettano i cestini se non in piazza garibardi e su’ lungarni...maremma maiala, ma un l’avete ‘apito che quelli rimangano sempre vòti e io mi so rotta ir cazzo di tenemmi li scontrini in tasca fino a casa?!?!

Va.

2 agosto 2008

A(u)gosto e la sua poesia



A(u) gosto cammina
si intrufula tra le gente sudate,
vecchine cor ghigno
discorsi sur cardo...

A(u) gosto è un omo stanco
un ha più voglia di fa politi'a sulle panchine
un ha più voglia di contà le piante ingiallite der barcone
si avvilisce povero A(u) gosto
ir basilico è diventato tutto uno steccolo con quelle foglioline
lunghe lunghe
appese

A(u) gosto guarda ir cielo
nella 'ornice della finestra aperta
conta quanto tempo passa prima che la nuvola grigia all'orizzonte scompaia...
uno
quattro
sette
dieci
ci deve esse vento in quota
ma qui un si move nulla

A(u) gosto spera 'he piova
e si rigira e si dimena nel letto
la notte
da fori un silenzio che ti mangia l'orecchi

A(u) gosto
a me m'hai belle e rotto i 'oglioni
eh te lo devo di....

Si.